INTERVISTA DEL SANTO PADRE FRANCESCO,
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"IL TEMPO DELLA MISERICORDIA È ORA..."
Don Antonio Rizzolo
Pubblichiamo di seguito il testo dell’Intervista che Papa Francesco ha rilasciato al Settimanale "Credere", Rivista ufficiale del "Giubileo della Misericordia"...
1. Padre Santo, ora che stiamo per entrare nel vivo del "Giubileo", ci può spiegare quale moto del cuore l’ha spinta a mettere in risalto proprio il tema della misericordia? Quale urgenza percepisce, a tale riguardo, nell’attuale situazione del mondo e della Chiesa?
Il tema della misericordia si va accentuando con forza nella vita della
Chiesa a partire da Paolo VI. Fu Giovanni Paolo II a sottolinearlo fortemente
con la "Dives in misericordia", la Canonizzazione di Santa Faustina e
l’istituzione della Festa della "Divina Misericordia" nell’"Ottava di Pasqua".
Su questa linea, ho sentito che c’è come un desiderio del Signore di mostrare
agli uomini la Sua misericordia. Non è quindi venuto in mente a me, ma riprendo
una tradizione relativamente recente, sebbene sempre esistita. E mi sono reso
conto che occorreva fare qualcosa e continuare questa tradizione.
Il mio primo "Angelus" come Papa fu sulla misericordia di Dio e in
quell’occasione parlai anche di un libro sulla misericordia regalatomi dal
Cardinale Walter Kasper durante il Conclave; anche nella mia prima omelia come
Papa, domenica 17 Marzo nella parrocchia di Sant’Anna, parlai della
misericordia. Non è stata una strategia, mi è venuto da dentro: lo Spirito Santo
vuole qualcosa. È ovvio che il mondo di oggi ha bisogno di misericordia, ha
bisogno di compassione, ovvero di "patire con". Siamo abituati alle
cattive notizie, alle notizie crudeli e alle atrocità più grandi che offendono
il nome e la vita di Dio. Il mondo ha bisogno di scoprire che Dio è Padre, che
c’è misericordia, che la crudeltà non è la strada, che la condanna non è la
strada, perché la Chiesa stessa a volte segue una linea dura, cade nella
tentazione di seguire una linea dura, nella tentazione di sottolineare solo le
norme morali, ma quanta gente resta fuori.
Mi è venuta in mente quell’immagine della Chiesa come un ospedale da campo dopo
la battaglia; è la verità, quanta gente ferita e distrutta! I feriti vanno
curati, aiutati a guarire, non sottoposti alle analisi per il colesterolo. Credo
che questo sia il momento della misericordia. Tutti noi siamo peccatori, tutti
portiamo pesi interiori. Ho sentito che Gesù vuole aprire la porta del Suo
cuore, che il Padre vuole mostrare le Sue viscere di misericordia, e per questo
ci manda lo Spirito: per muoverci e per smuoverci. È l’anno del perdono, l’anno
della riconciliazione. Da un lato vediamo il traffico di armi, la produzione di
armi che uccidono, l’assassinio d’innocenti nei modi più crudeli possibili, lo
sfruttamento di persone, minori, bambini: si sta attuando – mi si permetta il
termine – un sacrilegio contro l’umanità, perché l’uomo è sacro, è l’immagine
del Dio vivo. Ecco, il Padre dice: "Fermatevi e venite a me!". Questo è quello
che io vedo nel mondo.
2. Lei ha detto che, come tutti i credenti, si sente peccatore, bisognoso della misericordia di Dio... Che importanza ha avuto nel suo cammino di Sacerdote e di Vescovo la "Misericordia Divina"? Ricorda in particolare un momento in cui ha sentito in maniera trasparente lo sguardo misericordioso del Signore sulla sua vita?
Sono peccatore, mi sento peccatore, sono sicuro di esserlo; sono un peccatore
al quale il Signore ha guardato con misericordia. Sono, come ho detto ai
carcerati in Bolivia, un uomo perdonato. Sono un uomo perdonato, Dio mi ha
guardato con misericordia e mi ha perdonato. Ancora adesso commetto errori e
peccati, e mi confesso ogni quindici o venti giorni. E se mi confesso è perché
ho bisogno di sentire che la misericordia di Dio è ancora su di me.
Mi ricordo – l’ho già detto molte volte – di quando il Signore mi ha guardato
con misericordia. Ho avuto sempre la sensazione che avesse cura di me in un modo
speciale, ma il momento più significativo si verificò il 21 Settembre 1953,
quando avevo diciassette anni. Era il giorno della festa della primavera e dello
studente in Argentina, e l’avrei trascorsa con gli altri studenti; io ero
cattolico praticante, andavo alla messa della domenica, ma niente di più... Ero
nell’"Azione Cattolica", ma non facevo nulla, ero solo un cattolico praticante.
Lungo la strada per la stazione ferroviaria di Flores, passai vicino alla
parrocchia che frequentavo e mi sentii spinto a entrare: entrai e vidi venire da
un lato un Sacerdote che non conoscevo. In quel momento non so cosa mi accadde,
ma avvertii il bisogno di confessarmi, nel primo confessionale a sinistra –
molta gente andava a pregare lì. E non so cosa successe, ne uscii diverso,
cambiato. Tornai a casa con la certezza di dovermi consacrare al Signore e
questo sacerdote mi accompagnò per quasi un anno. Era un Sacerdote di Corrientes,
Don Carlos Benito Duarte Ibarra, che viveva nella "Casa del Clero" di Flores.
Aveva la leucemia e si stava curando in ospedale. Morì l’anno successivo. Dopo
il funerale piansi amaramente, mi sentii totalmente perso, come col timore che
Dio mi avesse abbandonato.
Questo è stato il momento in cui mi sono imbattuto nella misericordia di Dio ed
è molto legato al mio motto episcopale: il 21 Settembre è il giorno di San
Matteo, e Beda il Venerabile, parlando della conversione di Matteo, dice che
Gesù guardò Matteo "miserando atque eligendo". Si tratta di
un’espressione che non si può tradurre, perché in italiano uno dei due verbi non
ha gerundio, neppure in spagnolo. La traduzione letterale sarebbe "misericordiando
e scegliendo", quasi come un lavoro artigianale. "Lo misericordiò":
questa è la traduzione letterale del testo. Quando anni dopo, recitando il
breviario latino, scoprii questa lettura, mi accorsi che il Signore mi aveva
modellato artigianalmente con la Sua misericordia. Ogni volta che venivo a Roma,
poiché alloggiavo in via della Scrofa, andavo nella Chiesa di San Luigi dei
Francesi a pregare davanti al quadro del Caravaggio, appunto la "Vocazione di
San Matteo".
3. Secondo la Bibbia, il luogo dove dimora la misericordia di Dio è il grembo, le viscere materne, di Dio... Che si commuovono al punto da perdonare il peccato! Il "Giubileo della Misericordia" può essere un’occasione per riscoprire la "maternità" di Dio? C’è anche un aspetto più "femminile" della Chiesa da valorizzare?
Sì! Lui stesso lo afferma quando dice in Isaia che si dimentica forse una madre del suo bambino, anche una madre può dimenticare... "Io invece non ti dimenticherò mai!". Qui si vede la dimensione materna di Dio. Non tutti comprendono quando si parla della "maternità di Dio", non è un linguaggio popolare – nel senso buono della parola – sembra un linguaggio un po’ eletto; perciò preferisco usare la tenerezza, propria di una mamma, la tenerezza di Dio, la tenerezza nasce dalle viscere paterne. Dio è padre e madre.
4. La misericordia, sempre se ci riferiamo alla Bibbia, ci fa conoscere un Dio più "emotivo" di quello che talvolta ci immaginiamo... Scoprire un Dio che si commuove e si intenerisce per l’uomo può cambiare anche il nostro atteggiamento verso i fratelli?
Scoprirlo ci porterà ad avere un atteggiamento più tollerante, più paziente, più tenero. Nel 1994, durante il Sinodo, in una riunione dei gruppi, dissi che si doveva instaurare la rivoluzione della tenerezza, e un Padre sinodale – un buon uomo, che io rispetto e al quale voglio bene – già molto anziano, mi disse che non conveniva usare questo linguaggio e mi diede spiegazioni ragionevoli, da uomo intelligente, ma io continuo a dire che oggi la rivoluzione è quella della tenerezza perché da qui deriva la giustizia e tutto il resto. Se un imprenditore assume un impiegato da settembre a luglio, gli dissi, non fa la cosa giusta perché lo congeda per le vacanze a luglio per poi riprenderlo con un nuovo contratto da settembre a luglio, e in questo modo il lavoratore non ha diritto all’indennità, né alla pensione, né alla previdenza sociale. Non ha diritto a niente. L’imprenditore non mostra tenerezza, ma tratta l’impiegato come un oggetto – tanto per fare un esempio di dove non c’è tenerezza. Se ci si mette nei panni di quella persona, invece di pensare alle proprie tasche per qualche soldo in più, allora le cose cambiano. La rivoluzione della tenerezza è ciò che oggi dobbiamo coltivare come frutto di questo anno della misericordia: la tenerezza di Dio verso ciascuno di noi. Ognuno di noi deve dire: "Sono uno sventurato, ma Dio mi ama così; allora anche io devo amare gli altri nello stesso modo!".
5. È famoso il "Discorso alla Luna" di Papa Giovanni XXIII, quando, una sera, salutò i fedeli dicendo: "Date una carezza ai vostri bambini!". Quell’immagine divenne un’icona della Chiesa della tenerezza... In che modo il tema della misericordia potrà aiutare le nostre Comunità Cristiane a convertirsi e a rinnovarsi?
Quando vedo i malati, gli anziani, mi viene spontanea la carezza... La carezza è un gesto che può essere interpretato ambiguamente, ma è il primo gesto che fanno la mamma e il papà col bambino appena nato, il gesto del: "Ti voglio bene!", "Ti amo!", "Voglio che tu vada avanti!".
6. Ci può anticipare un gesto che intende fare durante il "Giubileo" per testimoniare la misericordia di Dio?
Ci saranno tanti gesti che si faranno, ma un Venerdì di ogni mese farò un gesto diverso.
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