MISSIONE SPERANZA

MISSIONE ALGERIA

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«Non faccio che stare con loro», confessa padre Silvano Zoccarato,
in Algeria da poco più di un anno.
Una vita semplice, la sua, che sa di Vangelo.
Quello di un Dio che, una notte, ha cercato una casa per potervi abitare. In mezzo a noi.

La cittadina di Touggourt, nel deserto d'Algeria... P. SILVANO ZOCCARATO. P. DAVIDE CARRARO. P. EMANUELE CARDANI.

P. SILVANO ZOCCARATO
("Missionari del Pime", Dicembre 2007)

Il profeta Isaia presenta la pace con l’immagine dell’agnello che gioca col lupo. Questa immagine mi aiuta a capire quanto sto vivendo a Touggourt in pieno deserto d’Algeria, unico europeo e unico cristiano in mezzo a musulmani. Celebro la Messa con le “Piccole Sorelle di Gesù” e con l’unico cristiano algerino studente universitario, quando è in vacanza. All’inizio avevo paura di tutto, ma poi, uscito in strada per pagare una fattura, subito mi si è avvicinato un signore per salutarmi tutto felice di vedere ancora un missionario a Touggourt, dopo che da vari anni i “Padri Bianchi” avevano lasciato la “città-oasi”. E poi tanti altri per la strada si felicitavano con me comunicandomi la nostalgia degli anni in cui andavano a scuola dai missionari o insegnavano assieme a loro. Certo, essi portano i segni di una società ferita da tanti momenti difficili, dal terrorismo, da crudeltà feroci, e spesso si guardano in giro per paura di essere visti a colloquiare con me. Un giorno il fornaio davanti alla mia casa non ha più pane e vado a comprarlo altrove. Rientrato, sento il campanello e vado alla porta. Non faccio in tempo a guardare il volto della persona. In mano ho un lungo pane fresco. Mi commuovo. Nella mia vita ho sempre dato agli altri. Ora sono io alla porta con un pane in mano. Alcuni giorni dopo, il gas non arriva per lavori in corso. I vicini se ne accorgono e a mezzogiorno in punto qualcuno suona. Mi mette tra le mani un vassoio col “cous cous”, sugo di verdure e carne, pane, una bottiglia di aranciata e una mela. La Chiesa è chiusa ed è affidata ai musulmani per opere sociali. Riparando la cupola, la croce è messa da parte e per un po’ di tempo non la si vede più. I vicini se ne accorgono e si danno da fare: ora la croce è ancora lì, l’unica croce in tutta Touggourt. Mi domando: come mai tanta bontà? La popolazione araba, berbera, “tuareg”, beduina ha in cuore una grande fierezza per la vita dura e pericolosa nel deserto, ma nello stesso tempo una bontà e una nobiltà squisite verso gli ospiti. In più la religione musulmana, ben vissuta, ha coltivato la fede in Dio, la bontà, la solidarietà, l’accoglienza e l’aiuto ai poveri. E non va dimenticato, dicono loro, quanto hanno ricevuto dai missionari, quando questi potevano insegnare nelle scuole e donarsi a tante opere sociali. In più sono tuttora presenti le “Piccole Sorelle di Gesù”. Ora io posso beneficiare di questo ambiente pieno di riconoscenza e affetto. Mi sembra di essere come un bambino aiutato in tutto: non faccio che stare con loro, lasciarmi insegnare l’arabo, salutare tutti, scherzare in mille modi. Sono contenti di vedermi e me lo dicono. Forse perché il mio stare con loro li aiuta a distrarsi dalle preoccupazioni, distendersi dalle paure e dal clima di tensione, di sospetti, di sfiducia reciproca. Per quanto riguarda il rapporto con i musulmani, la legge mi proibisce ogni attività intesa a convertire. La Chiesa in Algeria è stata spogliata di tutto: chiese, opere sociali, ecc. È lì come ospite, ma ancora con la sua missione di “essere presente” e di “accompagnare” gli algerini nel loro difficile cammino. Ad alto livello non riusciamo ad ascoltarci, a capirci, a trovare punti in comune, ma nella semplicità della vita quotidiana, volendoci bene e lasciandoci voler bene, si arriva presto a superare pregiudizi, a comunicare le cose buone delle nostre religioni e culture, arrivando alla stessa conclusione: che preghiamo un solo Dio e siamo fratelli. Per secoli musulmani e cristiani si sono visti come nemici. Oggi bisogna cambiare. A Touggourt, con i miei confratelli padre Davide e padre Emmanuele, non facciamo altro che voler bene e lasciaci voler bene. I grandi della terra non hanno la fortuna di farsi piccoli e giocano alla guerra. Un giorno saranno i piccoli a vincere, quelli che giocano alla pace.