ARCHIVIO PIME   ARCHIVIO PIME   IL NOSTRO PROGETTO DI VITA

P. ANTONIO LOZZA

Ho visto il Diavolo!

Là nel cuore della Cina immensa, e precisamente nella provincia del Honan tra il fiume Giallo e il fiume Azzurro io, benché novellino, (i missionari sono pochi, allora erano pochissimi!) avevo cura di un vasto distretto. Al primo mattino del 6 dicembre partii per la città di Sicioen dove avrei passato l’Immacolata. A metà strada incontrai quattro uomini che mi attendevano; erano i miei preziosi ausiliari, capi di quella cristianità. Dopo i soliti complimenti, essi mi pregarono di deviare dal mio itinerario per addentrarmi nella vallata del Nord che si apriva lì vicino. Lassù in mezzo ai monti, c’era una numerosa famiglia che si voleva iscrivere tra i catecumeni. Di solito, per questi affari, toccava a loro fare i primi approcci, se non altro, per assicurarsi delle buone disposizioni degli aspiranti prima di impegnarvi il missionario. Perciò risposi: "Perché non andate voi?". Eh, ci siamo stati. Siamo qui appunto per dirti che vi si richiede la tua presenza! "A me, invece", risposi, "di arrivare presto in città, dove molti da tempo aspettano di confessarsi…". "Che aspettino! E’ più urgente che tu vada subito lassù, anche perché da qui la via è più breve e la salita più facile". "Insomma, che c’è da fare lassù?". "Ah, quella povera gente non può più vivere in quella casa infestata di diavoli che non si arrendono né agli scongiuri degli stregoni, né agli incantesimi dei maghi…". Per non urtarli trattenni la parola che mi veniva sul labbro: fantasie! Mi accontentai di un sorriso da incredulo. "Ah tu non credi perché sei giovane e non hai esperienza! Il diavolo spadroneggia da prepotente in questo paese dove tutti gli bruciano incenso! Ma noi abbiamo garantito loro che certamente saranno liberi da ogni infestazione diabolica se si faranno cristiani". Tacqui, pensando a quanto avevo sentito raccontare di Monsignore Simeone Volonteri, il primo dei nostri vescovi di Cina (il Pime ne ha stampato la biografia: Il pacifico stratega). Egli acquistò una casa bella e grande a prezzo irrisorio perché infestata dagli spiriti; il padrone preferì disfarsene anziché farsi cristiano. Questi poveri montanari erano più furbi; restando tranquillamente padroni in casa propria, sarebbero divenuti figli di Dio! "Ebbene andiamo!". Dei miei quattro amici due li mandai in città col mio ragazzo ed io cominciai la salita con gli altri. A mezzogiorno arrivammo stanchi e sudati lassù dove eravamo attesi. Subito lì sull’aia, mi venne incontro una ragazzetta con dei sassi in mano. Strano, che senza mai avere visto uno straniero, mi si presentasse così familiarmente. Mi commosse quando tra i singhiozzi esclamò: "Questi sassi volano per le nostre stanze e noi non si vede donde vengano!". I miei due amici mi guardavano, quasi a dire: vedi se avevamo ragione? Entriamo in casa. Non avevamo ancora fatto la nostra conoscenza e tutti fummo elettrizzati dai sassi che cadevano per andare a cacciarsi in una gabbia appesa al muro… Fatta di filo di ferro intrecciato a rete, quella era l’armatura di una lanterna, da rivestire in carta velina con dentro un moccolo. Quei sassi venivano dal tetto? Uscii a vedere: dietro la casupola c’era un rialzo di terreno, quasi a proteggerla. Nessuno si vedeva e il tetto, di grossa paglia, in perfetto ordine. Rientrai. Si torna sulla stessa domanda senza risposta, quando dalle stanze attigue e intercomunicanti viene un improvviso fracasso: sassi che piovono sui mobili. E il capoccia a me: "Sente la bella musica? Così giorno e notte. Per fortuna l’ospitalità dei nostri vicini ci offre la possibilità di potere ancora riposare". Interviene la massaia: "Andiamo a disturbare il prossimo non solo per riposare, ma anche per mangiare… A proposito, voi avrete fame! Cosa vi devo preparare?" "Non disturbate nessuno; quel che avete, tutto è buono!" "Eh no, qui il mokoei (diavolo) ci fa dei brutti scherzi: io preparo roba buona, ma quando la porto in tavola… si cambia… oh vergogna!" "In sporcizia", esclamano i miei amici. "Schifoso vigliacco! Voi gli bruciate incenso profumato e lui vi tratta così! La donna rimane incerta ed io: preparate qualcosa e vedremo…!" Il cibo viene in tavola e vi rimane senza alcuna sorpresa. E’ pane d’orzo, stracchino di fagioli, uova fritte e cachi secchi. Fatto il segno della croce, noi tre mangiamo con appettito, sotto gli occhi sbarrati della fanciulla e dei suoi fratelli grandi e piccoli. Mi vien da ridere: tutti si guardano in silenzio, delusi nella loro aspettativa. La buona mamma adesso è contenta: "Vedete? Il mokoei ha paura di loro perché sono amici di Dio che è più forte di lui. (Un tratto di teologia, no?). Ecco perché anche noi ci faremo cristiani." Dopo pranzo, è pronta un’anfora d’acqua da benedire: l’ha preparata lei che sa come diavolo e acqua santa no vanno d’accordo… Mentre recito le preci di rito, l’aia si è riempita di gente accorsa dai casolari dispersi per la vallata. Tutti sono curiosi di vedere come va a finire la commedia del diavolo che ha disturbato anche un bonzo europeo. Approfitto per parlare loro del vero Dio. L’uditorio è molto attento, ma sul più bello improvvisamente tutti scoppiano a ridere. Mi accorgo che dietro a me, lì sulla porta, c’è il capoccia. Un sassolino è andato proprio a battere sul suo berretto. Evidentemente il mokei ce l’ha con lui che mi ha mandato a chiamare. Ne approfitto per dimostrare come il nemico dell’umanità, anche arrabbiato, non può fare più quello che gli è permesso da Dio più forte di lui. Conclusione: chi è furbo, si fa cristiano! Intanto i miei amici, senza nessuna paura, hanno fatto man bassa di tutti gli idoli grandi e piccoli, di gesso, di legno, di carta che hanno trovato negli angoli della casa; io butto acqua santa un po’ dappertutto. La gente comincia a sfollare. Saluto tutti, esortandoli a credere e confidare nell’unico vero Dio, Padre di tutti che solo può e vuole darci in questa vita la gioia e per l’altra ci prepara la felicità che durerà per sempre. Ai nuovi catecumeni prometto un maestro che, nei tempi liberi, li istruirà nella dottrina, in preparazione al Battesimo. I miei ausiliari insegnano loro il Padre Nostro perché, recitandolo, si sentano già sotto la protezione del cielo. E scendiamo in città, accompagnati dai loro ringraziamenti. Passai la vigilia dell’Immacolata in confessionale. Bello scacciare il diavolo dalle case, più ancora snidarlo dal cuore dei fedeli. Al mattino della festa il cortile era pieno di gente venuta anche da lontano. C’erano anche i catecumeni della valle del nord. Quelle due notti erano passate tranquillamente! Non finivano di ringraziare, mentre ripetevo che Lui solo, il Signore, bisogna ringraziare… La fama della commedia del diavolo fece il giro del distretto; molti i nuovi catecumeni; l’anno dopo la valle del nord era tutta cristiana. Ho visto il diavolo! Ma questo episodio della mia vita missionaria non l’avevo mai raccontato, temendo di non essere creduto. Anche perché se i pagani si fanno cristiani per liberarsi dal demonio, questo non dovrebbe avere niente a che fare nei paesi dove da secoli è diffuso il cristianesimo. Invece, Paolo VI recentemente, con parole forti e chiare, ha denunziato la presenza del demonio nel mondo d’oggi, attribuendo le miserie e i dolori della società moderna, al suo influsso malefico, assecondato purtroppo dalle passioni umane. Ciò ha dato sui nervi a coloro che su quelle parole avrebbero dovuto fare l’esame di coscienza. Invece, a modo loro, hanno risposto: "Lei signor Papa stia zitto!" Difatti, se ne erano scandalizzati: alcuni giornali imbastirono una spettacolosa gazzarra (figurarsi, spauracchi da Medio Evo, di nuovo la caccia alle streghe!). Altri si sono sbizzarriti in ogni modo a fare lo spiritoso… Poverini! Per fortuna c’è ancora qualche cristiano che, nelle preci vespertine, ricorda l’esortazione di S. Pietro: Fratelli siate sobrii e state vigilanti! Il vostro avversario (il demonio) come leone ruggente è sempre in giro cercando chi divorare… Resistetegli, forti nella Fede! Essi credono ancora che c’è il demonio ma non lo temono, sentendosi al sicuro sotto la protezione di Dio. Anzi, i veri cristiani scendono in campo contro il demonio e gli dichiarano guerra aperta, assecondando l’invito del concilio Vaticano II che chiama tutti all’apostolato. Per essi è l’augurio di San Paolo: Il Dio della pace stritoli presto satana sotto i vostri piedi! (Rom.16,20)

P. Antonio Lozza