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P. GIOACCHINO OLIVARES

Gli ebrei in Cina

dalle Missioni Cattoliche 22 luglio 1910, p.343

Dalla stele di Si-Ngan-Fou si viene a sapere che alla fine del secolo ottavo il cristianesimo era ben piantato e diffuso anche in Cina; è questo un fatto ormai passato alla storia e può essere asserito senza temerità. Ma quali furono le circostanze che favorirono un così provvidenziale e consolante sviluppo? Dispensandomi dall’accennarle perché numerose e complesse da richiedere studio, mi piace ricordare un fatto che mostra la grande misericordia di Dio e come Cristo sia davvero il centro per cui furono fatti i popoli e le nazioni che gli sono retaggio. Ecco quanto scrive il M.R.P. Luigi Gaillard S.J. nel suo libro sulle varietà cinesi-Cran et Swastika-edito a Chang Hai nel 1893: "La vocazione della Cina al Cristianesimo se non appianata, almeno fu preparata da lungo tempo avanti e dopo la venuta del Salvatore; duecento e sessanta anni a.C., i Giudei avevano di già una sinagoga fiorente nel centro stesso dell’impero cinese e vi conservavano religiosamente i libri di Mosè, Giosuè, dei Giudici, di Samuele, dei Re e di qualche profeta… Essi avrebbero sparso la fede nel Redentore futuro". Gli Ebrei definiti da S. Agostino librai dei Cristiani e servi del Cristianesimo sparsi per tutto il mondo antico dalla smania del commercio e dalla mano di Dio, avrebbero facilitata, senza volerlo, la grande opera della Redenzione. Tutti sanno quanto prima di Cristo i Giudei fossero noti per l’Occidente: lo furono altrettanto anche in Oriente e quindi anche nella Cina di allora? Degli Ebrei in Cina scrissero molto i Gesuiti quando con tanto zelo ed onore evangelizzarono questo impero nei secoli XVI-XVII-XVIII: nel secolo scorso cattolici e protestanti pure ne scrissero non poco, cosicchè la Bibliografia sui Giudei è abbastanza ricca. Si può però dire che il fondo di tutte le relazioni fatte in proposito posa sulla famosa lettera di P. Gozani S.J. data da Kai-Fong-Fou nel 1705; e su una memoria importante del P. Marzuale Cibot morto a Pechino nel 1780. Privo di mezzi e di tempo per potere discorrere ampiamente, butto giù due righe sulla scorta di quanto dice P. Gaillard nella sua opera sopra citata; niente è privo di fondamento e di un certo interesse: il tutto mostra la misericordia e la sapienza di Dio. I Giudei sparsi per il mondo dalla mano di Dio, quando e come vennero in Cina? Di quello che fu tramandato per tradizione tutto è incerto; intanto, fin dalla più remota antichità, pare che i Cinesi abbiano avuto con loro una parentela stretta. La mitologia cinese dice che padre dell’Universo fu P’an-Kou: la sua testa formò le montagne, gli occhi gli astri e le stelle, i capelli gli alberi, le vene i fiumi, la voce il tuono e i parassiti che pullulavano su di lui corpo, gli uomini. A lui succedettero i tre re San-Hoang quello del cielo, quello della terra e quello degli uomini. Dopo di loro comparve Fou-Hi. Senza volere sforzare troppo queste favole, Mons. Favier nel suo Peking dopo averle raccontate, così scrive: "Leggendo la Genesi non si può fare a meno di notare certe corrispondenze: P’an-Kou ed i tre re ci richiamano Noè ed i suoi tre figli, il re degli uomini Jon-Tchao non sarebbe Cam? Nel caso affermativo, Fou-Hi- figlio Soci-Ye, sarebbe Nembrod Fou-Hi è il fondatore di Babilonia; ed è là che egli regna colla sua masre Sea-ka Hoasu dei Cinesi; è là tra il Tigri e l’Eufrate che si moltiplicarono i di lui discendenti", e sarebbe di là che muovendo verso l’Est, questi sarebbero venuti fino alla Cina. Tale parentela sarebbe peraltro comune con tutti gli altri popoli perché si è dalla valle di Senaar che tutti i discendenti di Noè mossero a popolare il mondo. I Cinesi ebbero relazioni con i Giudei come due popoli distinti in epoca più remota; ma non si è concordi nel precisarla. Il padre Richard S.J. nella sua geografia della Cina, discorrendo nel capitolo sulle religioni, del Giudaismo, dice: "Ormai questa religione non è rappresentata in Cina che da poche famiglie di K’ai-Fong Fou nel Ho-Nan. Sembra che vi sia stata introdotta verso la fine del secolo decimo dell’era nostra, (da iscrizioni parrebbe solo dal secolo duodecimo, dalla tradizione parrebbe che ciò sia avvenuto sotto la dinastia degli Han (202-221), e forse avanti l’era nostra)". Il R.P. Gaillard, nel libro citato, nel mentre fa capire che secondo lui i Giudei vennero in Cina molto tempo prima dell’era nostra, accenna alla possibilità che l’epoca di tale venuta sia quella della schiavitù del popolo ebreo in Babilonia. Intanto si è già visto come riportando da altro autore questo Padre dica che duecento sessanta anni a.C., i Giudei avevano una sinagoga fiorente nel centro della Cina. Se la sinagoga era fiorente allora, per potere dare tempo di svilupparsi di certo quei Giudei dovettero venire molti anni prima del 260 a.C., e precisamente quando? Il profeta Ezechiele fu deportato a Babilonia (597) con Ieconia re di Giuda da Nabucodonosor II, qualche anno prima della nascita di Confucio (551). E’ là che egli fece conoscere le sue profezie così espressive e colorate che la legge ne proibiva la lettura agli Ebrei di 20 o 30 anni. In quelle profezie si discorreva dell’angelo sterminatore mandato a segnare di un Tao la fronte degli eletti che dovranno essere risparmiati nello sterminio minacciato. Ora S. Gerolamo con altri Padri ritiene che quel Tao protettore era una croce: e in Cina, ab antiquo, si conosceva questo segno e la di lui virtù, ed in alcuni luoghi è tracciata in fronte o cucita sugli abiti degli uomini e dei ragazzi. Il Padre Gaillard da questo fatto così conchiude: "Non è egli dunque temerario supporre che la conoscenza in Cina di questo segno e la di lui virtù sia derivata in parte da questi Giudei immigrati, da così buon ora, con un gran numero dei loro libri santi": e poi prudentemente aggiunge: "è però un argomento che mi guarderò bene di volere spingere oltre". Ma anche senza spingerlo, dal quanto può lasciar supporre, spiega bene quello che lo stesso padre dice, che, cioè, gli ebrei venuti in Cina diffusero la fede in un Redentore futuro, ed è: "a questa influenza nascosta (come direbbero altri) che si devono pur attribuire le tracce vaghe di questa credenza segnalate nelle opere di Confucio". Anche Mons. Favier mostra che in altri libri di antichi autori cinesi vi sono tracce sulla verità della creazione, del paradiso terrestre, della caduta di Adamo, del diluvio e di altri avvenimenti relativi alla prima età del mondo. Ora questi autori: Tcvang-tze, Tong-fon-t’ong, Hai-nan-tze, Lo-pi, Mong-tze, o erano discepoli di Lao-tze e seguaci di Confucio, cioè vissero dopo Ezechiele; e non potrà sembrare improbabile che quanto scrissero sulle verità sopra accennate, l’abbiano veramente preso dalla Bibbia conosciuta a mezzo degli Ebrei. In proposito ancora ben giustamente osserva il P.Gaillard: "A certi passi dei classici cinesi si possono applicare queste quattro righe scritte dal Sig. langlois dell’Istituto. Io supporrei che i greci essere stati, alcune volte, simili a quegli artisti che dopo avere fatto un vaso sopra un modello preso da altro, lo rompono per rendere impossibile il conoscerne l’origine. E’ un’eccellente riflessione citata già da Mgr.Laouenan, che a sua volta diceva: "Scimmiottare, contraffare l’opera di Dio è per il demonio il più sicuro mezzo di tenere le anime legate all’errore". E quanto questo sia doloroso e vero lo sanno quei missionari che spiegate ai letterati le verità della religione ed invitati gli uditori a seguirle si sentono dire: noi le seguiamo già da secoli perché quanto voi dite è già scritto nei nostri libri. Egli è un altro fatto che la credenza racchiusa nelle parole del profeta Erit-repectatio gentium, è comune a tutte le nazioni e presso i cinesi fu mantenuta e ravvivata dalla loro relazione continua con l’Occidente. Così per usare le parole di Mons.Favier, Mou-Wang (il re magnifico mille anni a.C., il 17° anno del suo regno sarebbe andato fino in Babilonia e Palestina. Lao-tze si sarebbe ben spinto fino al Pamir e forse più in là. I Giudei perseguitati si sparsero sulla costa di tutta l’Asia, cinque o sei secoli a.C. I discepoli di Confucio un giorno interrogarono il maestro sopra il Santo: E’ egli il tale? No, rispose. E’ il tal altro? Neppure. Siete voi? No. Ma dove si trova egli dunque? Ed il maestro solennemente rispose: "Si fang tge yen, yon cheng tge ien". Gli uomini dell’Occidente hanno il vanto! Egli è vero che il tutto è basato su una tradizione incerta e confusa, ma chi vorrà negare una certa quale probabilità che gli Ebrei si siano realmente fatti vedere qui in Cina fin dai tempi remoti? Comunque sia, ancora dalla tradizione si sa che nel I secolo a.C. "altri Israeliti vennero in Cina sotto la dinastia Han attraversando la Persia ed il Korassan, dopo la distruzione di Gerusalemme per Tito. Quelli di Si-Ngan fou si dicono discendenti della tribù di Aser". Dopo di allora i Giudei presero piede stabile, crebbero di numero, si spersero per l’Impero e la conoscenza di loro presso il popolo che li ospitava andò sempre più divulgandosi, non senza qualche ostacolo originata dalla natura diffidente del cinese. La religione ebrea in Cina porta il nome di I-se-luo-kiao religione di Israele; T’iao Kin-Kiao religione della circoncisione; Kicon-Kiao religione antica. I seguaci della medesima alcune volte si chiamarono Lan-Mao-Koei mussulmani dal cappello blu; e forse questo titolo se lo diedero per evitare vessazioni, aggregandosi ai mussulmani meno perseguitati di loro e che pur venivano dall’Occidente. Dai Giudei pare che parli P.Giovanni di Pian-Carpino nella relazione del suo viaggio in Cina là dove scrive: "I Kitai sono gente pagana… hanno il Vecchio ed il Nuovo testamento: onorano un solo Dio e N.S.G.C. e credono alla vita eterna, ma non hanno il battesimo. Riconoscono e rispettano la S. Scrittura, e sono amici dei Cristiani". Il P. Gaillard commenta dicendo: "Non sarebbero questi dei bonzi e dei Giudei cinesi, vagamente intraveduti e confusi? Diffusamente discorre dei Giudei e il M.R.P. Ricci. Da di lui commentarii manoscritti completati dal P. Trigault si sa che un Giudeo andato a Pechino per i gradi accademici, sentito parlare della religione portata dai nuovi venuti dall’Occidente e trovandola poco dissimile dalla sua, si portò a visitare P. Ricci, sperando di incontrare un correligionario. Quel Giudeo riconobbe la Bibbia in un libro scritto in ebraico che il padre aveva portato seco; e disse che i suoi compatrioti di K’ai-fong fou avevano il Pentateuco, e che i Giude erano numerosi a hang-Tcheon, la capitale del Tche-Kiang; disse pure che a K’ai-fong fou vi erano dei cristiani. Il P. Ricci mandò allora un fratello cinese per vedere di mettersi in relazione con loro,ma venne a capo di nulla perché quei cristiani tribolati o si erano nascosti o avevano apostatato. Tre altri Giudei vennero pure a Pechino a trovare il detto Padre e si convertirono. Le autorità locali messe in sospetto però di qualche cosa, parve che come perseguitarono i cristiani non lasciarono stare anche i Giudei, e P.Cibot scrive che poco tempo dopo il viaggio del fratello cinese inviato dal P. Ricci, la sinagoga di K’ai-fong fou fu ridotta in cenere colle bibbie ed i libri che conservava. Pare che in quel tempo i Giudei fossero molto sparsi per l’Impero poiché il P. Cibot, come racconta il di lui confratello P. Semedo, ne incontrò uno anche alle corte imperiale. Nel seguito anch’essi subirono le vicende religiose e politiche che travagliarono il popolo col quale abitavano, ed ormai, come si disse, sarebbero ridotti a poche persone in K’ai-fong-fou. Per chiarire sempre più il valore di tutto quanto si sa sulla Bibbia trovata presso di loro, trascrivo qui quanto dice in proposito di P. Cibot: tutto ciò che si sa delle ricerche fatte da P. Ricci (che si sa solo per tradizione e manoscritti senza autorità), è quanto segue: 1. La Bibbia di K’ai-fong-fou aveva più di 600 anni ed era ben conservata; 2. Ella era scritta senza punteggiatura; 3. La copia del principio e della fine del Pentateuco portata dal fratello cinese era conforme alla bibbia ebraica di Filippo II. Il padre Alessi (1582-1649) pochi anni dopo andò pure a K’ai-fong fou per continuare le ricerche e confrontare quella Bibbia con quella di Filippo II, ma per quante offerte facesse ai Giudei non poté vederla. Il Padre Gozain (1647-1732) andò anche lui, ne scrisse una relazione e vi aggiunse una copia della Che-pei o iscrizione su pietra che era alla porta della sinagoga. Varie visite furono pure fatte da altri padri in seguito. Le bibbie di K’ai-fong fou non sono altro che una copia di quella che fu inviata, dopo l’incendio (accennato sopra) dai Giudei del Karossan. Qui a Pechino vi ha una bibbia in una pagoda detta Fong-King se ossia pagoda dove si custodiscono i "King". E dopo che i figli di Israele vennero in Cina così presto e vi stettero numerosi per tanti anni, quale influenza esercitarono sul popolo che li circondava? Si è già detto di quanto furtivamente forse è passato della Bibbia nei libri classici cinesi, ma i costumi ebraici non influirono su quelli cinesi? A prima vista dato il pregiudizio che si ha, essere la Cina refrattaria ad ogni innovazione, potrebbe parere di no: ma la realtà è ben diversa; il cinese ha subìto e subisce l’influenza altrui se non di più certo come gli altri. Il padre Gaillard dice: "nella storia della Cina, nella letteratura, nei monumenti, nei costumi, nella politica, nella vita sociale, nelle rivoluzioni civili e domestiche, nelle arti, nelle industrie e pratiche superstiziose, si trovano tracce più evidenti di importazioni straniere, importazioni assimilatesi con pieghevolezza indolente e noncuranza tutta asiatica". L’influenza europea che va sempre più estendendosi ne è una conferma e prova reale. Per riguardo a quanto possono avere influito gli Ebrei porrò alcuni usi cinesi che hanno relazione con usi biblici, senza asserire nulla o volere spingere troppo, per non riuscire a provare niente: ognuno potrà da sé scorgere quanto vi possa essere di probabile o almeno strano. Tralascio di dire qualcosa sull’ospitalità e sulla patria potestà: nelle feste dell’anno cinese si osserva una prima relazione mirabile col giubileo degli Ebrei. Nel Levitico capo XXV Mosè ordinava ai figli di Giacobbe di osservare il giubileo ogni 50 anni ed in quell’anno si dovevano perdonare i debiti, si liberavano gli schiavi, si ritornava a casa propria, si godeva da tutti e si viveva nella pace e nella tranquillità. Ora questo viene pressappoco allo stesso modo in Cina per le feste dell’anno nuovo. Fino alla mezzanotte che precede il capo d’anno tutti i creditori, i debitori, nemici o litiganti possono disputare ed attaccare brighe colle più nauseanti maledizioni; appena incomincia il nuovo anno tutto finisce come per incanto, e per 15 giorni non si può parlare di nulla che possa turbare la pace o la buona armonia, ma si deve trattare il prossimo con cortesia d’amico e deferenza quasi di parente; si ha insomma un giubileo annuale in piccolo. Donde venne questo uso pur così bello? Sarà effetto di squisitezza d’animo? Non si può azzardare nulla, ma ognuno vede come lo spirito che uniforma, se si esclude il fine religioso è poco dissimile da quello che uniforma il giubileo ebraico. Non meno stretto è secondo questa legge, nel capo XXV del Deuteronomio, qualora uno fosse morto senza discendenza il fratello di lui era obbligato a sposare la vedova per continuarne la famiglia. Presso i cinesi vi ha una specie di adozione detta i tze-leang pou tsu, cioè, con un solo figlio si evita l’estinzione di due famiglie. Siano due fratelli: uno solo il minore ha un figlio unico, il maggiore non ne ha; per non estinguere le due famiglie il padre vero darà al figlio una sposa, lo zio ne darà pure una, ed i figli che nasceranno saranno rispettivamente dell’uno o dell’altro secondo che verranno da una sposa o dall’altra: è una specie di levirato a rovescio. Vi ha poi la forma di adozione detta di Kuo-Ki per la quale chi ha molti figli deve cederne uno al fratello che non ne ha; obbligo questo così stretto che se il fratello minore non avesse che uno solo, dovrà darlo al fratello maggiore per continuargli la famiglia. Ed anche qui, come non osservare se non eguaglianza almeno una strana relazione di costume? E donde venne? Una ultima corrispondenza pure meravigliosa si ha in un piccolo regolamento civile presso i due popoli; corrispondenza già fatta osservare, esistere anche in India nell’uso dei Giudici detti Panceita (vedi bollettino dell’anno scorso). Nel capo XVIII dell’Esodo si dice, come Mosè dietro esortazione del suo suocero Ietro, per alleggerirsi dei fastidi per la cura del popolo, stabilisse dei magistrati secondari che giudicassero le cause minori. La Cina ha un regolamento civile ammirabile che va giù giù dall’Imperatore all’ultimo del popolo e li tiene tutti uniti e responsabili. Egli è vero che l’ingiustizia rovina tutto e il timore di prendersele tiene il popolo schiavo, ma non è men vero che tutto è disposto con sapienza e ordine e in relazione alla vastità dell’impero. In questo ingranaggio vi sono due classi di magistrati secondari che richiamano un poco quelli di Mosè. Gli uni si hanno in tutta la Cina e sono i cosìdetti ti fang o ti pao o sindaci dei paesi, ogni villaggio deve averne uno. Al presente non sono altro che teste di turco sulle quali si sfoga la rabbia del mandarino o l’odio di qualche imbroglione, e certo non ha ti-fang che non le abbia prese almeno una volta; in origine sulla carta è pure un ufficio onorevole. I mandarini, piccoli re dispostici ed assoluti, posti a capo di distretti vasti, per alleggerirsi di tanti fastidi si appoggiano appunto ai ti-fang. Questo sotto la dipendenza del mandarino devono rispondere del buon ordine o dei delitti e torbidi del loro villaggio. Sono interrogati nei contratti di vendita, nei matrimoni delle vedove, devono fare il giudice conciliatore, aiutano i satelliti a riscuotere le imposte, a fare l’istruttoria di un delitto, ad arrestare i colpevoli ecc. Appena si ha un caso grave e strano in paese devono mandare l’avviso al mandarino; niente si può fare di importante senza che loro non lo sappiano ed in ogni caso devono rispondere di tutto e di tutti. Hanno degli emolumenti di denaro od in grano e questo alleggerisce i fastidi: ma oramai l’avere questa carica porta svantaggio e nessuno desidera che gliela sia addossata. E nella sostanza non risponde questa classe a quella che associò Mosè nel governo del suo popolo? In questa nostra Missione poi, abbiamo un'altra specie di giudici ovverosia la società detta yuo suo che corrisponde ancor meglio. Da quel che si dice qui la yuo suo sarebbe una particolarità propria del Ho-Nan e precisamente del nostro distretto di Che-hien; in tutta la Cina non ci sarebbe nulla di simile. Ma come credere? I cinesi di qui sanno di Geografia come io del mondo della luna: la loro conoscenza dei costumi e dei luoghi si restringe fin là dove hanno visto o sentito, il che è molto ristretto, ed il valore delle loro asserzioni è quindi relativo. Ad ogni cosa è questa yuo suo? Nel distretto di Che-hien al posto del ti-fang ogni paese ha tre o quattro capi corrispondenti al numero dei vari cognomi delle famiglie: questi capi si riuniscono a quelli dei paesi circonvicini, ed il consiglio che ne esce forma la yuo suo. Il consiglio ha l’investitura del mandarino locale al quale devono un annuo tributo, ma la giurisdizione sua è più ampia: oltre la mansione dei ti-fang ha anche il diritto di giudizio in certe cause minori e possono battere fino a 50 legnate: il che in Cina è tutto dire. E’ inutile osservare che alcune volte tali yuo suo fattisi forti e prepotenti, se hanno di fronte un mandarino che non va a genio od ingiusto, sanno fare le forche per bene dare fastidio. A Che hien si racconta in proposito che in addietro una yuo suo prese il mandarino e diritto lo portò alla capitale, perché non gli faceva. Ognuno può scorgere la relazione con i piccoli giudici che aiutavano Mosè; e ancora per l’ultima volta donde venne uso così pratico e utile? Quando giudichi come vuole: mi pare però che certe probabilità che se ne possono dedurre non sarebbero del tutto senza fondamento. Dato anche che gli Ebrei abbiano influito per nulla, come spiegare la strana relazione accennata? La civiltà di questo popolo immenso se ha del brutto e riprovevole perché civiltà di un popolo pagano, ha pure del bello e dell’ammirabile: faccia Iddio che la religione cristiana la penetri e la investi così da renderla migliore e nobilitarla in tutto. Per questo i buoni ripetano spesso coi missionari, l’augurio che il popolo ebreo ripeteva con santo ardore: le nubi piovano il giusto anche sull’Impero celeste, ed Iddio ne sia il re. L’augurio poi di Cristo Adveniat regnum tuum sia per le anime generose la norma del loro zelo per la Gloria di Dio e della generosità nel soccorrere chi si adopera ad estenderla.