CANONIZZAZIONE DEI BEATI GIOVANNI XXIII E GIOVANNI PAOLO II
«Roncalli, il buon "pastore"
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della verità che dà gioia»
Card.
Tettamanzi a Sotto il Monte,
ieri con i Vescovi lombardi per il "50°" dell’elezione di Giovanni
XXIII.
«La sua vita è stata un grande dono per la Chiesa e l’umanità.
"Maestro" della fede, come nuova intelligenza del "reale"».
Annalisa
Guglielmino
("Avvenire",
14/10/’08)
«Mi ami tu più di costoro?».
«Chissà quante volte e con quali "risonanze" interiori, nella sua
lunga vita di sacerdote e di Vescovo, il Papa
Giovanni ha sentito
leggere questo straordinario dialogo tra Gesù e Pietro».
L’interrogativo è affiorato con commozione dalla voce del Cardinale
Dionigi Tettamanzi, ieri
sera nella Chiesa parrocchiale di Sotto
il Monte. A
"concelebrare" con l’Arcivescovo di Milano c’erano il Vescovo di Bergamo,
Roberto
Amadei, e tutti i
Vescovi della Lombardia: con la Messa in omaggio a Papa Roncalli, proprio nel
suo "paese natale" e nell’anno del "cinquantenario" dell’elezione
al "soglio pontificio", hanno dato il via alla "sessione
autunnale" della "Conferenza episcopale lombarda". Quel dialogo
evangelico risuonato ieri nella parrocchiale immersa nel verde della Bergamasca,
Papa Giovanni «l’ha sentito leggere e l’ha raccolto nel proprio cuore come
rivolto a sé – ha sorriso Tettamanzi – , come chiamata di grazia e di
responsabilità che lo coinvolgeva in un modo tutto personale. E questo sino ad
un giorno fatidico, il 28 Ottobre 1958, il giorno della sua elezione a
"pastore universale" della Chiesa». Le celebrazioni
"giovannee" – che Sabato scorso a Roma hanno visto la
"concelebrazione" presieduta dal Cardinale Angelo
Scola – offrono un
ricco "calendario" – innanzitutto – nella Diocesi di Bergamo. Se
ieri i fedeli hanno riempito la parrocchiale di Sotto il Monte, Sabato saranno
nel "Palatenda" di Bergamo per la conferenza tenuta dall’Arcivescovo
di Chieti-Vasto, Bruno
Forte, e dall’Arcivescovo
Loris Capovilla.
Da quest’ultimo, che fu "segretario" particolare di Giovanni
XXIII, il Cardinale
Tettamanzi si è recato ieri in visita privata. «Non è difficile rivedere le
tappe dell’esistenza sacerdotale ed episcopale di Papa Giovanni – ha poi
detto Tettamanzi nell’Omelia – , per contemplarle come ininterrotta e
crescente donazione della propria vita per il bene delle anime affidate: una
donazione che si intensifica e si dilata sempre più, secondo "cerchi
concentrici" sempre più ampi, sino a raggiungere tutta la Chiesa e l’umanità
intera». Dalla figura "giovannea" «siamo tutti chiamati a rivivere
– per Tettamanzi – il gesto "pastorale" di Cristo: dare la vita
nell’umiltà e nel coraggio dei nostri gesti quotidiani». Il «buon pastore»
che rivive nel «Papa buono» è per il Cardinale «il volto più popolare, ma
insieme più evangelico» di Papa Roncalli.
«Straordinario», al riguardo, è stato per Tettamanzi il Discorso d’apertura
del "Concilio Vaticano II", l’11 Ottobre 1962, di cui proprio Sabato
scorso, festa "liturgica" del Beato Giovanni XXIII, cadeva l’"Anniversario".
Con quell’affermazione «illuminante e impegnativa: "Altro è il deposito
della fede, cioè le verità che sono contenute nella nostra veneranda dottrina,
altro è il modo con il quale esse sono annunziate"». Rapporto
"verità-carità": la "lezione" di Giovanni XXIII torna
anche, ha ricordato Tettamanzi, nell’Enciclica "Pacem in terris". E
resta attuale oggi. In una stagione culturale cioè «profondamente segnata dal
"relativismo" e dal "nichilismo", e di fronte a tanti che si
presentano indifferenti dinanzi alla verità, o la ritengono del tutto
irraggiungibile o inesistente». Per Tettamanzi «è urgente ricuperare la
fiducia nella "razionalità" umana e nella fede cristiana come nuova
intelligenza del reale, e insieme riproporre con forza l’impegno
"etico" di riconoscere e di accogliere la verità». E ancora più
necessario è «sviluppare una "pedagogia" capace di far cogliere la
bellezza, il fascino, la vivibilità e la gioia della verità, e uno stile
"pastorale" che sia sempre più sintesi indivisa e indivisibile di
verità e di amore, di amore e di verità: "Fare la verità nella
carità" ("Ef 4,15")».
Per Giovanni XXIII la verità era la «buona strada». Non ancora Pontefice, nel
1956, scriveva: «Sempre la verità, ma dirla e scriverla con rispetto e
cortesia. Dirla agli altri, come vorremmo sentircela dire ed in modo da non
attentare mai ai "sacri diritti" della legge divina e umana, dell’innocenza,
della giustizia, della pace».